Gilda

martedì 25 novembre 2014

Precari in attesa sentenza Lussemburgo. La Gilda prima protagonista dei ricorsi presentati.



Precari della scuola con il fiato sospeso a poche ore da una sentenza storica. Sale la tensione per la decisione che la Corte di Giustizia di Lussemburgo pronuncerà domattina al culmine di una lunga vertenza giudiziaria avviata da un gruppo di precari della scuola contro la presunta illegittimità dei contratti a termine.
La sentenza sarà pronunciata alle 9.30 ma ormai sembra chiaro negli ambienti che la medesima sarà positiva per i lavoratori, alla luce della perentoria requisitoria dell’Avvocato Generale, Maciej Szpunar, tutta a vantaggio dei lavoratori, e della presa di posizione della Commissione europea che ha pure aperto una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano.
La probabile, clamorosa soccombenza dello Stato è peraltro ravvisabile nelle stesse Linee Guida sulla Buona Scuola redatte dal governo Renzi, nelle quali il premier ammette le precise responsabilità del ministero datore di lavoro. Da qui il contestuale annuncio di un piano di stabilizzazioni per 148.000 docenti precari inseriti nelle graduatorie.
“La sentenza della Corte di Giustizia, se sarà positiva, rappresenterà una pietra miliare nella lotta contro lo sfruttamento e la precarizzazione di tutti i rapporti di lavoro, spiega l’avvocato Walter Miceli, uno dei legali protagonisti della vertenza giudiziaria”.
I giudici del lavoro sono in attesa della sentenza. Sono infatti migliaia i ricorsi depositati in questi ultimi anni da parte di insegnanti e Ata, per vedere trasformato in contratto a tempo indeterminato il proprio contratto a termine ripetuto negli anni nonché il risarcimento dei danni e la ricostruzione della carriera con conseguente corresponsione delle differenze stipendiali maturate e mai corrisposte. Molti processi sono in corso o sono stati già vinti in primo grado, alcuni sono definitivi. Altri ancora sono in appello. In tutti i casi di processo in corso i giudici hanno deciso di sospendere le cause in attesa della decisione Ue. E stando a quanto abbiamo appreso presso alcuni giudici del lavoro, le sentenze interpretative della Corte di Lussemburgo sono vincolanti per i giudici nazionali i quali dovranno uniformarsi al diritto comunitario, pena la responsabilità civile per colpa grave. Nonostante l’apparente indifferenza sul tema, dimostrata dal governo (che peraltro rilancia un’altra possibile discriminazione sugli scatti di competenza pensati solo per il 66 per cento dei docenti) la gravità delle conseguenze è estrema.
Si parla di oltre 3 milardi di euro di sanzioni per lo Stato, reo di avere violato, come datore di lavoro, il “Principio comunitario di Non discriminazione” tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni ma anche di una somma ancora incommensurabile da versare ai lavoratori della scuola che hanno chiesto di essere risarciti, come peraltro prevede il decreto legislativo 368/2001 con il quale il governo Berlusconi era stato costretto a recepire la Direttiva 79/99 CE sulla prevenzione degli abusi dei contratti a termine nella scuola e nella pubblica amministrazione.
Già, perché non è solo la scuola a essere interessata dalla sentenza. Anche se molti interessati ancora non lo sanno, la sentenza odierna sarà efficace per tutto il settore pubblico, se si deciderà di far causa, con un terremoto dalla proporzioni bibliche che colpirà ogni settore dove si annida il fenomeno della reiterazione dei contratti a termine: scuole e uffici comunali, asili e scuola infanzia comunali, Province, Regioni, ospedali, università, Asl, Vigili del Fuoco e tanti altri.
Centinaia di migliaia di precari con almeno 36 mesi di servizio potranno essere assunti a tempo indeterminato e in aggiunta (o in alternativa, dipende dal dispositivo) lautamente risarciti. Il giornalista e docente Vincenzo Brancatisano, collaboratore di Orizzonte Scuola, alcuni anni orsono aveva denunciato per primo con il suo libro inchiesta “Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana” (Nuovi Mondi) la possibile violazione del diritto comunitario da parte dei contratti a termine nella scuola e nella pubblica amministrazione, indicando proprio la via comunitaria quale strumento decisivo per la soluzione del ricorso massivo al precariato storico nelle nostre aule.
“Il libro Una vita da supplente è stato in grado di squarciare il muro di silenziosa rassegnazione dietro al quale veniva celata l’intera vicenda del precariato scolastico. Noi abbiamo seguito quella strada”, commenta l’avvocato dell’Anief Walter Miceli, uno dei legali che hanno difeso i precari in sede comunitaria e che domani in Parlamento spiegherà alla stampa, assieme ad altri colleghi nel corso di una conferenza organizzata dall’Anief gli effetti della sentenza sulla situazione lavorativa di centinaia di migliaia di lavoratori.
Molti docenti in tutta Italia hanno seguito negli anni l’indicazione del libro ricorrendo in Tribunale. Ma i precari devono molto al coraggio del giudice Paolo Coppola del Tribunale di Napoli, peraltro grande studioso del lavoro precario, dacché, “disobbedendo” alla Cassazione che aveva sotterrato le speranze dei precari con una sentenza glaciale (la n. 10127 del 2012, nella quale scriveva: “non vi è alcun spazio per un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea ”) ha poi sollevato la questione di legittimità costituzionale presso la Consulta che a sua volta ha chiesto l’intervento della Corte di Giustizia di Lussemburgo affinché ponesse la parola fine con la sentenza tanto attesa.
(da OrizzonteScuola.it)

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